George

il solito George.

unico George.

“Non e’ mai stato così facile fingere di sapere tante cose senza in realtà sapere nulla.
Parlare di un libro senza averlo mai cominciato, senza aver sfiorato nemmeno una recensione, ma con una solida opinione data da un paio di tweet brillanti.
Nel mondo succedono cose, escono libri, si va a votare, si vincono Oscar, si va alla guerra, e noi possiamo fingere di sapere tutto, di aver visto tutto, solo facendo scorrere il dito sullo schermo, dando una occhiata a una foto su Istagram, leggendo le prime sette parole di un articolo postato su Facebook.

Ci sentiamo preparati, immersi nelle notizie, non solo sappiamo di che cosa si sta parlando, senza saperlo, ma abbiamo una opinione precisa anche su ciò che ignoriamo totalmente ( il libro dell’anno e’ “il cardellino” di Donna Tart e poiché non l’abbiamo letto ci siamo preparati una piccola dissertazione sui romanzi che superano le seicento pagine, qualche battuta sul fatto che certa letteratura ha bisogno di molti giorni di ferie, o almeno un licenziamento in tronco.) .
Nessuno direbbe mai:
non l’ho letto, non l’ho mai sentito nominare, non ne ho idea.
Al massimo, se proprio ci sentiamo totalmente insicuri, senza punti di riferimento, senza una connessione, senza nemmeno il ricordo, faremo un cenno del capo per dire:
certo, ne ho sentito parlare, e sbatteremo le palpebre con maggiore intensità, distendendoci in un sorriso definitivo che significa:
su questo argomento e’ già stato detto tutto, passiamo oltre.
Dobbiamo difenderci dal flusso di informazioni, senza annegarci dentro, senza ammettere che, dovendo controllare tutto il tempo quello che succede, non abbiamo tempo di sapere che cosa succede.”
George