George

parola di George

All’amico Silvio

“Tutti quanti abbiamo avuto uno zio che ci ha incantato con i suoi racconti. E’ uno che ha letto libri a noi sconosciuti, che ha visto luoghi mirabolanti, che ha incontrato le persone giuste nei momenti giusti, e si e’ sposato tre o quattro volte, sempre con donne bellissime e matte. Sa anche suonare un po’ il pianoforte, o la chitarra, o il clarinetto. Sa fare tante cose, e magari non e’ diventato il primo in niente perché in fondo non gli interessava, eccellere e’ volgare, meglio scivolare sulla vita come splendidi dilettanti, chinandosi sui fiori senza strapparne nessuno. Ma un’arte la possiede, ed e’ quella del racconto. Sembra che abbia vissuto tanti momenti speciali soprattutto per il piacere di tradurli in narrazioni, perché lui con le parole ci sa fare, e’ come un prestigiatore con le carte, sa tirare fuori l’asso dalla manica, riesce a stupire in mille modi imprevedibili. A modo suo, raccontando e scherzando, ci spiega che il mondo e’ una grande illusione, un labirinto di specchi nel quale e’ facile smarrirsi. Ha imparato la modestia, ha capito presto che in questo infinito imbroglio e’ importante saper sorridere, e sorridendo riconoscere il dettaglio in cui il gioco dell’ universo si rivela d’ improvviso. Noi lo ascoltiamo e ci sentiamo più leggeri. Le nostre preoccupazioni si fanno più vaghe, sono grumi di sale che si sciolgono e si perdono in un’acqua più vasta. E poi accade che lo zio grande e saggio comincia ad invecchiare. Non e’ cosa di un giorno, avviene poco alla volta, impercettibilmente , inevitabilmente. Ci accorgiamo con una certa tristezza che i racconti si ripetono, che i giochi di parole gli escono più faticosi: vediamo l’asso nella manica della vestaglia lisa prima ancora che lui lo estragga, indoviniamo la fine di una storiella prima che si concluda, oppure mentre lui parla ci distraggono le sue rughe, le sue mani tremanti, la sua debolezza . L’ amico giovane che abbiamo portato con noi per fargli conoscere lo zietto, scuote la testa: credo che a un certo punto della vita bisogna fare un passo indietro, parlare poco, l’essenziale; a volte invece i vecchi diventano più vanitosi dei giovani, e non e’ bello. Caro “zio”, caro vecchio Silvio, non costringerci a litigare per difendere una memoria. Ti abbiamo visto anche ai telegiornali, a promuovere questa tua ultima “operina”, e ci sei parso spaesato, incero, distratto. Ci sei parso stanco, ecco tutto. Forse non e’ più il caso di macinare una cosa dietro l’altra, se la fantasia e l’energia non ti sorreggono più come un tempo. Forse puoi sederti a osservare questo mondo sempre più pazzo, attendere con calma l’idea giusta da raccontare ai tuoi fedeli nipoti. E se non ti viene più niente, non importa, ti vorremo bene lo stesso per l’eredita’ che ci hai lasciato, generoso zio d’Italia. ”
George