George

parola di George

“Passiamo le giornate a smistare, a dirimere, a sbrogliare.

Ogni scaffale della nostra esistenza e’ pieno zeppo, e altra roba arriva di continuo.

Non passa giorno che qualcuno non ci dica:
non sai che ti stai perdendo, che libro, che ristorante, che viaggio, che saldi, che musica – e noi, orecchie basse, obbedienti, ci rimettiamo a pari, accumuliamo altra roba nel misero metro quadrato della nostra attenzione, e la pila si alza ancora un altro po’, si inclina, vacilla, ci seppellisce.

Ogni novità e’ già una maceria.

E’ la semplice e sacrosanta volontà di rimanere in vita e di attendere davanti all ‘oceano che un’onda ci porti ciò di cui abbiamo bisogno.

Più siamo carichi e indaffarati, e meno i piedi saranno immersi nell’onda che viene e che va.

A volte e’ necessario perdere quasi tutto per ritrovare qualcosa che ci serva davvero.

E’ un processo che quando siamo bambini conosciamo bene, ogni singolo gioco ha un nome e un sentimento, anche i sassi respirano insieme a noi;
poi la famigerata riproducibilità tecnica sottrae aura e bellezza alle cose, e persino le persone ci sembra possano essere facilmente sostituite con altre persone più o meno uguali.

Per imparare ad amare bisogna sentire che tutto e’ irripetibile e transitorio, come noi – come questa pagina che state per girare.

Digressione:
sorrido quando sento i genitori dire al figlio che, vuole suonare il pianoforte, per cominciare basta una piccola tastiera elettronica.

E’ proprio per il suono unico di un pianoforte Bechstein dei primi novecento che una persona diventa musicista:
quel suono fa diventare bello il mondo.”
George