CulturaDelLavoro

sono (quasi) nato e certamente “cresciuto” a Matera.
una citta’ di provincia dominata da un recente passato miserabile che affondava le radici in un contesto agricolo e brullo.
io ero e sono tutt’oggi figlio di una generazione a meta’ strada tra la campagna, la prima repubblica di Craxi, i bastoncini Findus e la voglia di dimenticare la poverta’.

ho sofferto la violenza perbenista degli anni ’90, l’affetto asfissiante di nonne spaventate da una vita di miseria e ossessionate dall’urgenza di farmi ingrassare come se non ci fosse un domani, ed ho goduto dei privilegi di chi cresce con quattro spiccioli in tasca e quindi e’ pronto a spartire quel poco che possiede.

ho deciso che non sarei stato l’ennesima vittima della cultura del lamento e sono partito.

ricordo lo stupore, la paura, la voglia e l’entusiasmo necessari per inventarmi un mestiere che oggi poggia saldamente sulla passione della mia vita:
la Tavola.

mi guardo alle spalle e vedo i segni sull’asfalto di un viaggio lungo, difficile e appassionato di chi sa che e’ vietato fare marcia indietro e ha lavorato tanto, sempre, con piacere ed entusiasmo.

la fonte inesauribile per provare a scalare posizioni nella vita si chiama “desiderio”:
se una generazione smette di sognare qualcosa o qualcuno e’ la fine.

e questo dramma oggi sta travolgendo l’Italia.

e’ sempre piu’ difficile incontrare persone nel mondo del lavoro con cui stringere un patto d’onore e iniziare un percorso comune fatto di rispetto, duro lavoro, spirito di sacrificio e lealta’.
l’emergenza lavoro e’ una piaga che affligge l’Italia ma che nasconde una tragica realta’ di cui pochi hanno il coraggio di parlare, perche’ temono le reazioni feroci di chi in Italia cerca e vuole sempre lo scontro e non accetta il confronto:
troppi datori di lavoro versano in gravi difficolta’, perche’ non trovano persone qualificate e disponibili, un segnale inequivocabile di pericolo.
io stesso continuo a rincorrere e cercare persone con cui fondare e scrivere una storia che poggi su basi solide.

il giorno in cui chi rinnega ed evita come la peste il duro lavoro incontrera’ un secco ADESSO BASTA VAI A CERCARE UN LAVORO E FAI IN MODO DI NON PERDERLO da parte di genitori e parenti che continuano a mantenere un piccolo esercito di svogliati, questo Paese comincera’ un processo di rinascita.

e’ ora di riscrivere le regole e puntare tutto sulla cultura del Lavoro.

smettiamola di soffocare tra i luoghi comuni di chi guarda gli immigrati e gli stranieri con sospetto, perche’ i lavori di fatica e meno edificanti sono ad appannaggio di ucraini, rumeni, marocchini, filippini, keniani e indiani.

servono italiani veri che recuperino quel piglio tutto nostro da grandi lavoratori pronti a sudare e a lavorare senza l’orologio al polso.
fino a quando saremo deboli e pronti a scappare dalle nostre responsabilita’ continueremo a galleggiare in una situazione difficile e ambigua fatta di disagio e precarieta’.

c’e’ una situazione di generale confusione.

c’e’ la realta’ con cui fare i conti:
gente perbene che dopo una vita di sacrifici ha perso un impiego, e merita rispetto e un incarico per recuperare dignita’ e serenita’, ma i meritevoli sono messi in ombra da candidati svogliati e inaffidabili.

dovremmo fermarci, alzare lo sguardo, smetterla di brontolare e iniziare a conquistare obbiettivi possibili che rappresentino un successo per il singolo e si riflettano sulla comunita’.

serve uno sforzo comune, perche’ e’ necessario ritrovare equilibrio e tranquillita’.
se da un lato possiamo riconoscere che la fase piu’ lunga della crisi e’ ormai acqua passata, dobbiamo ammettere che serve uno sforzo comune per ristabilire fiducia e senso civico.

e’ vietato fermarsi, ed e’ importante lavorare e dare fiducia nonostante le difficolta’ e le grandi delusioni.
solo chi ha visione trova la forza e il coraggio per andare oltre e continuare.

evviva l’Italia!