CamerieriAiFornelli

finalmente un lunedi a casa.
ed e’ un giorno di tardo autunno che amo molto;
fa freddo, il cielo e’ grigio, nei bar brillano i piatti fumanti di gnocco fritto, e le facce sono cupe e io questa storia di chi odia il lunedi non l’ho mai capita!

mi sveglio troppo presto ma scopro che affacciarsi su una citta’ di provincia all’alba e’ un’esperienza da ripetere di tanto in tanto:
al bar ci sono persone che sembrano uscite da un noir di Balengo;
alle 6:40 le luci sono straordinariamente malinconiche.
sorprende vedere le botteghe aperte, difatti lavanderia, panetteria, alimentari e macelleria di quartiere sono gia’ illuminate e frequentate.
allora faccio colazione, fumo una Merit e volo da Panino, voglio provare anch’io l’ebrezza di aprire la mia bottega all’alba.
arrivo in rua freda che dorme ancora:
apro la porta, e quel senso di godimento e libido mi stringe e mi diverte.
accendo le luci e mi guardo intorno.
vorrei per un giorno essere quell’ottantenne che in viale Buon Pastore resiste nel suo Generi Alimentari e non molla.
lui sa che andare in pensione e’ un po’ morire.
come lo capisco:
chi lavora da mattina a sera non puo’ e non vuole fare altro.

aspetto e spero che qualcuno entri a chiedermi un pezzo di pane, delle mozzarelle o della pasta.
allora comincio a guardarmi intorno e a pensare, e mi viene voglia di cucinare.
per il pranzo decido di preparare un piatto che metta insieme la voglia di pasta fresca emiliana e un chiodo fisso che da qualche tempo mi porta a desiderare una ciotola fumante di ramen come quelli che ho mangiato a NewYork da Yppudo.
ho deciso, tagliolino in brodo d’autunno.

vado dal mio fruttivendolo di fiducia e compro funghi porcini secchi, funghi champignon, castagne, patate, rapa bianca, bietole e cipolla.
corro a comprare dei tagliolini dalle mie spacciatrici di pasta all’uovo e volo a casa.

in una pentola capiente verso dell’acqua fredda e con pazienza certosina inizio a pulire le verdure.

e’ sorprendente vedere e osservare come l’acqua prenda forma e colore man mano che tuffo gli ingredienti col piglio del bambino che si diverte a farlo.

ci siamo, accendiamo le fiamme e via!

aggiungo sale, un filo di olio e due cucchiai di miele amaro di corbezzolo.
fiamma alta e inizio a osservare.

mi viene in mente che in freezer ho delle croste di parmigiano reggiano e le aggiungo al brodo.

poi, guardo gli scarti di lavorazione delle verdure e decido di tostare buccia di patate, la parte verde della rapa bianca e la pelle delle castagne in una padella antiaderente senza aggiungere olio.
faccio tostare e bruciacchiare il tutto, e lo aggiungo al brodo.
il consomme’ comincia ad assumere la misura di una stagione forte, scura e profumatissima.
continuo ad assaggiare e ad aggiungere qualche elemento nuovo:
aggiungo un bouquet di erbe che trovo in frigo, un pizzico di sale e altre foglie di bietola.

ci siamo.
filtro e raccolgo il brodo d’autunno in un’altra pentola, e lascio riposa e decantare.
porto a bollore dell’acqua salata e cuocio a puntino i tagliolini.
scolo per bene la pasta e divido le due porzioni generose in due coppe capienti.

copro i taglioni con il brodo e macino pepe nero, aggiungo olio extra vergine e olio essenziale al peperoncino.
siamo pronti.
un piatto che ha la “fisionomia” di una minestra geminiana ma ha un’identita’ diversa.
profuma d’autunno e strizza l’occhio ad un ramen bar che mi e’ piaciuto da matti durante la mia visita nella grande mela a gennaio 2015.

20 minuti di religioso silenzio.
io e mia moglie siamo uno di fianco all’altra.
Dinah e Molly sonnecchiano sui loro materassini nuovi.
insieme, stanchi e felici, da 12 anni sempre insieme.

ho goduto del privilegio di riposare dopo pranzo con la testa, la pancia e il cuore in pace.
“non importa quanto grande tu sei, ma quanto bene tu stai.”

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