90′ minuto

e’ ricominciato esattamente come e’ finito.

e’ piu’ forte di noi, non riusciamo a vivere col dovuto e necessario distacco la delicata (?) faccenda CALCIO.

e’ dai tempi delle partite all’ultimo sangue sui campetti di strada, di scuola e delle vacanze che si ripete la stessa storia: gente che si prende (se va bene) a parolacce, a cazzotti e calci, che smette amicizie e relazioni per una vittoria o una sconfitta, e in nome di un centravanti o di un allenatore.

fa parte del nostro costume, e disegna i contorni di maschere che talvolta fanno sorridere ma in altre occasioni fanno riflettere.

ognuno sventola la sua bandiera, con piu’ o meno enfasi, strillando o urlando, sorridendo o rischiando un coccolone.

la verita’ e’ che ci divertiamo poco, perche’ prendiamo tutto sul serio; troppo livore e tanta rabbia.

e’ un inizio che lascia l’amaro in bocca, perche’ ci sono toni e un certo linguaggio che segnano un ambiente che andrebbe vissuto con leggerezza e tanti sacrosanti sfotto’, ma l’unica via resta defilarsi.

in nome di una squadra di pallone non si puo’ toccare il livello piu’ basso: forse ha ragione chi da tempo sostiene che ho torto quando dico che il calcio unisce, il calcio non divide…