Il primo laboratorio del pane in un reparto di oncoematologia pediatrica

bravo Antonio Cera!

scritto da Enza Moscaritolo il 03 Agosto 2017

fonte ilsole24ore.com

Manine infarinate impastano veloci, farciscono le pizze. Sono le mani dei bambini del reparto di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, che hanno preso parte al primo laboratorio del pane allestito all’interno della struttura. All’inizio in pochi compaiono alla porta, manifestando una certa diffidenza. Via via, però, la curiosità cresce e arrivano anche gli altri, nonostante fossero impacciati da mascherine e fleboclisi. Tutti quelli che potevano scendere nel laboratorio hanno voluto a tutti i costi, e in qualunque condizione, raggiungerlo. Alcuni sono in età prescolare, altri sono già adolescenti, eppure le risate e l’entusiasmo sono incontenibili. Fare pane e biscotti, infornarli e mangiarli insieme è un toccasana, diverte e rende più leggere la permanenza in ospedale per affrontare lunghe degenze per le terapie.

“sfornare” quest’idea – manco a dirlo – è stato Antonio Cera che di mestiere fa il fornaio/imprenditore, si è formato alla Bocconi, vive e lavora nell’azienda di famiglia, il Forno Sammarco fondato cento anni fa a San Marco in Lamis, a pochi chilometri dal nosocomio garganico. Circa due mesi fa ha tenuto a battesimo due eventi – la kermesse Grani Futuri e il Manifesto Futurista del Pane – che hanno messo al centro del dibattito gastronomico e scientifico nazionale, il tema di un pane “buono da mangiare, buono per la salute”. «La scorsa primavera, mentre lavoravo all’allestimento del cartellone di Grani Futuri, ho avuto l’idea di avviare il laboratorio per questi bambini – spiega Cera ad Alley Oop – se il pane deve essere “buono”, mi sono detto, allora deve esserlo in tutti i sensi». Dopo tre ore e mezza – anche se la sessione all’inizio ne prevedeva solo un paio – trascorse per la prima volta alle prese con mattarelli e spianatoie, indossando i grembiuli bianchi come fanno i veri fornai, nessuno dei bambini e dei ragazzi voleva abbandonare la propria postazione, lasciando esterrefatti medici, personale sanitario e i clown ospedalieri, il direttore amministrativo Michele Giuliani, il primario del reparto di oncoematologia Saverio Ladogana, il primario della Pediatria Michele Sacco e Cinzia Patrizio, direttrice della scuola ospedaliera. «Quello del reparto di oncoematologia diventerà un laboratorio permanente – ha annunciato Cera – e il prossimo appuntamento si terrà alla fine di agosto. Siamo convinti che apprendere queste tecniche e metterle in pratica possa essere di conforto ai piccoli e alle loro famiglie. Inoltre, il gioco sarà un veicolo di promozione della cultura della sana alimentazione, un obiettivo che la nostra associazione vuole promuovere anche all’interno di un contesto particolare, come quello ospedaliero».

perché proprio il pane? Questo cibo accompagna l’umanità sin dalla notte dei tempi per la sua importanza e centralità nella nutrizione, sebbene soggetto negli ultimi tempi a cambiamenti dovuti a nuove esigenze alimentari, e, perché no, anche dettate da mode più o meno passeggere. Ma è soprattutto un simbolo fortissimo – anche per i bambini del reparto di oncoematologia pediatrica di San Giovanni Rotondo – di tradizione, di legame con le radici. Cera, con il Manifesto Futurista del Pane, intende ribadire il concetto di un pane che si proietta nel futuro portando con sé il meglio del passato. Non a caso, lavora con un tridente di donne che traghettano nel terzo millennio le antiche tradizioni garganiche, la mamma Lina e le due zie, Maria e Tanella.

Il laboratorio del pane si inserisce nell’ambito di un contesto dedicato ai piccoli ospiti, per assicurare loro sia il diritto allo studio che la pratica di attività ricreative, in un’ottica di umanizzazione della medicina e delle cure.

10 Comments

  1. Antonio sei un Grande!!!!!

  2. Complimenti Antonio Cera

  3. Per i bambini ricoverati queste eperienze sono davvero insostituibili. Quello che scatena il loro un’attività stimolante e partecipata, in un periodo così lungo di attesa e di reclusione, è difficilmente immaginabile per chi non li ha visti negli occhi mentre la vivono. Una bellissima iniziativa che testimonia un grande cuore! Complimenti

Leave a Comment