Stragi&Stragisti

di Massimo Introvigne

A proposito dell’attentato di Manchester: lo sgomento, la pietà, la preghiera sono di tutti. Lo specialista però ha il dovere di ragionare e dire qualche cosa in più. Ci sono tre aspetti interessanti, non così evidenti nelle analisi dei giornali. Il primo: magari si scoprirà che l’attentatore non aveva legami con l’ISIS, ma certamente applica la strategia più recente (il metodo Adnani) dell’ISIS: colpire obiettivi che non rientrano in nessuna lista di obiettivi sensibili. San Pietro e Westminster sono obiettivi sensibili. La finale di Champions League, evento planetario, anche. Con tutto il rispetto per Ariana Grande, nessuna agenzia di intelligence o polizia pensa che un suo concerto sia un obiettivo sensibile, da gestire con i sistemi di sorveglianza sofisticati e costosissimi che si mettono in opera per altri obiettivi. Chi critica le polizie deve farsene una ragione: nessuna polizia può proteggere qualunque luogo e qualunque evento con la stessa tecnologia e costi con cui gli USA proteggono la Casa Bianca. Lo sappiamo noi ma lo sa anche l’ISIS, che quindi esorta a colpire obiettivi non considerati sensibili.

Secondo: se sono vere le prime ricostruzioni della polizia inglese, l’attentatore era un cittadino britannico nato in Gran Bretagna. Con tanti saluti a chi pensa che il problema si risolva chiudendo le frontiere o “rimandando a casa” gli immigrati stranieri.

Terzo: i primi due punti mostrano che le scorciatoie sono buone solo per le campagne elettorali. Mandare l’esercito a proteggere Westminster o il Parlamento inglese non serve perché non colpiranno Westminster o il Parlamento: sceglieranno una partita di terza lega – dove comunque si possono ammazzare migliaia di persone – o un festival della birra in provincia o magari una pizzeria . E chiudere ai rifugiati (magari cristiani) o cacciare gli immigrati (magari anche loro cristiani, in Inghilterra ce ne sono tanti) non serve, perché le bombe le mettono cittadini inglesi. Le soluzioni sono un sistema di polizia che sia presente capillarmente nelle periferie, lavori meno con i computer e più consumando la suola delle scarpe e sappia identificare per tempo i soggetti pericolosi – da questo punto di vista in Italia le cose vanno meglio che altrove – e una politica dell’immigrazione che disinneschi le ragioni di risentimento e spinga molti immigrati musulmani a collaborare e denunciare alle autorità gli amici e i vicini che mostrano segni di radicalizzazione e simpatia per i terroristi. Strada lunga? Quella breve porta al Bataclan e al concerto di Manchester.