gomorra supera gomorra!

di Conchita Sannino

NAPOLI. Arrestato e condannato, per tre volte. Per aver messo la sua funzione di avvocato al servizio della camorra, stando a diverse sentenze di primo grado. Eppure Michele Santonastaso, del foro di Santa Maria Capua Vetere – parte di quel Casertano che geograficamente è il cuore di Gomorra – non solo è libero, in assenza di sentenze passate in giudicato. Ma, clamorosamente, per una decisione del Consiglio disciplinare del distretto dell’Ordine degli avvocati, che ha revocato la sua sospensione cautelare dall’albo, può tornare a fare il legale. L’avvocato si trova ora costretto all’obbligo di dimora a Milano. Ma, per effetto di una decisione dei suoi colleghi, potrà esercitare nuovamente quella professione che lo avrebbe trasformato nell’ alter ego di un padrino.

Storia emblematica della giustizia italiana, quella che riguarda uno dei penalisti ritenuti “colletti bianchi” del cartello criminale che fa capo ai più temibili padrini della camorra. Santonastaso è stato condannato a 11 anni, per associazione di stampo camorristico, con il clan dei casalesi, nel dicembre 2014. Ha poi collezionato altre condanne, sempre di primo grado, per le minacce aggravate dalla finalità mafiosa: rivolte sia contro Roberto Saviano (ancora 2014, sentenza del Tribunale di Napoli) sia contro i magistrati Raffaele Cantone e Federico Cafiero de Raho (Tribunale di Roma, luglio 2016).
Tuttavia, Santonastaso, che per i giudici non è stato solo il difensore ma soprattutto un “complice” del padrino di camorra Francesco Bidognetti, ora potrà esercitare la professione. Il motivo? Lo spiega la risposta scritta firmata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, riportata da Il Sole 24 ore. “Dalle informazioni acquisiste (…) consta che l’avvocato Santonastaso era stato sospeso dall’esercizio della professione in via cautelare”, dopo l’arresto con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dell’ottobre 2010. Decisione poi confermata nel settembre del 2014. Poi, continua il ministro Orlando, “in seguito all’entrata in vigore del nuovo regolamento del consiglio nazionale forense, (…) il fascicolo è stato tramesso al competente Consiglio distrettuale di disciplina di Napoli che con delibera del 16 marzo 2016, secondo quanto riferito, ha revocato il provvedimento di sospensione cautelare”. Un amateria che, come Orlando precisa in chiusura, “è sottratta alla vigilanza e all’ingerenza del Ministero della Giustizia”. In sintesi: Andrea Orlando ne è colpito, ma non può farci nulla.
Durissimo, il commento di Roberto Saviano: “Oggi la camorra ha vinto. Ha vinto definitivamente. E ha vinto nell’indifferenza di un Paese perduto e di una politica che, cercando solo consenso, fa spallucce a chi chiede giustizia. Ma un Paese in cui la giustizia non funziona, nulla altro può funzionare”.
Solo un mese fa era stato trasmesso dalla Rai (“Un giorno in pretura”) il processo a Santonastaso, e ai due boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, tutti accusati di “minacce aggravate dalla finalità mafiosa”, per quella istanza di remissione che il penalista lesse in un’aula bunker, nel 2008. Santonastaso sfidò, quel giorno durante il processo Spartacus ( che avrebbe visto la conferma di dozzine di ergastoli) sia lo scrittore di “Gomorra”, sia i magistrati anticamorra Federico Cafiero de Raho e Raffaele Cantone (rispettivamente fondatore e prosecutore dell’architettura delle accuse contro il gotha dell’impero criminale dei casalesi, e analoghe parole offensive usò anche per la giornalista oggi senatrice del Pd Rosaria Capacchione. Intimò a Saviano, Santonastaso leggendo quella istanza firmata da Iovine e Bidognetti, di “fare bene il suo lavoro”: definendolo “giornalista prezzolato”. La sua opera – sempre secondo quella lettera – stava condizionando l’esito dell’appello del maxi processo Spartacus.
Il processo si chiuse , il 10 novembre 2014 al Tribunale di Napoli, con una sentenza sorprendente. Condannato Santonastato a un anno di carcere, pensa sospesa. Assolti, invece, i due padrini Francesco Bidognetti e Antonio Iovine (quest’ultimo, all’epoca già pentito) poiché non fu possibile dimostrare che i vertici ne fossero stati gli ideatori di quell’istanza-proclama, pur essendone oggettoivamente coloro che avrebbero dovuto trarne il beneficio. Assolto anche l’altro avvocato imputato, Carmine D’Aniello.
I pubblici ministeri in aula, Antonello Ardituro e Cesare Sirignano in più occasioni, avevano messo in risalto che dopo la lettura di quell’istanza di remissione scattò una vera e propria stagioen di sangue e rappresaglia del potere mafioso dei casalesi. Che lanciò nell’arena, contro innocenti e testimoni, il killer stragista Giuseppe Setola, il cui programma di morte fece 18 morti in 7 mesi, fino al massacro di sei cittadini ghanesi.
Santonastaso, solo 40 giorni dopo, sarebbe stato condannato anche a Santa Maria Capua Vetere per l’accusa più pesante: associazione di stampo mafioso. Sempre con il boss Bidognetti. Per la giustizia italiana, era un’articolazione del clan. Un colletto bianco. Che, ora , può esercitare la professione.

fonte: www.repubblica.it